Ricordo di Piero Gobetti (19/06/1901-15/02/1926)

 


Ricorre oggi il centenario della morte dell' intellettuale antifascista Piero Gobetti. La sua vita fu breve, ma sin dall' adolescenza egli manifestò una maturità di pensiero e una visione politica decisamente fuori dal comune. Non so quanto sia  grande la sua fama in tempi come i nostri, così dediti all'abbandono e all'indifferenza. Di fatto, proprio per il suo giovanile impegno, egli dovrebbe costituire per tutti un esempio e un invito alla partecipazione sociale e politica: 

«Vorremmo portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura d’oggi, suscitare movimenti nuovi d’idee, recare alla società, alla patria, le aspirazioni e il pensiero nostro di giovani… A chi ci ricordi difficoltà e momento inopportuno, rispondiamo che non c’è mai momento inopportuno per lavorare seriamente… Gli ostacoli si superano: esistono solo in quanto si superino… Senza il dolce fascino delle difficoltà … non avremmo forse neppure tentato ciò che tentiamo».*
 
Questa era l' esortazione che il giovane Gobetti (all' epoca aveva solo diciassette anni) rivolgeva ai suoi contemporanei.

Egli fu un attento osservatore della politica e della società del suo tempo. Fra le altre cose, aveva  pienamente compreso i limiti dei sistemi dominanti nella scena politica novecentesca. Si oppose con fermezza al fascismo, ma si mostrò sempre critico anche nei confronti del comunismo e del capitalismo, dei quali evidenziò i limiti intrinseci. Criticava il comunismo perché poneva la libertà in secondo piano rispetto all' eguaglianza, considerandola come una mera eventualità futura e non come valore immediato ed essenziale. Poneva una severa critica nei confronti del capitalismo, per il fatto che esso considerava la libertà come privilegio e giustificava l’ingiustizia come dazio da pagare ai fini dell' efficienza del sistema. In tal modo, entrambi i modelli finivano per negare ciò che ogni democrazia deve necessariamente garantire. Vale a dire: il dovere, da parte di chi esercita il potere, di rendere conto delle proprie azioni, ma anche la responsabilità morale dei cittadini per ogni scelta e comportamento rilevante nell' ambito della società. In sostanza, Gobetti teorizzava una giustizia sociale non condizionata da strumentali forme di servitù e una libertà autentica, non avvelenata da qualsiasi forma di sfruttamento nei confronti dei più deboli. Il messaggio che Piero Gobetti ci ha lasciato è sicuramente un'esortazione alla partecipazione, al confronto, all'impegno e alla responsabilità. In un'ottica di libertà da ogni ideologia e sistema preconfezionato e non opportunamente verificato. Proprio per queste sue posizioni fu perseguitato dal fascismo e subì la violenza del regime che, di fatto, lo condusse alla morte. Per altro verso, a causa del suo dichiarato antidogmatismo, fu lasciato solo. Morì in giovane età. Ma la sua vita, dedicata con profondo impegno alla riflessione e alla partecipazione sociale e politica, si pone come modello virtuoso da seguire. Per noi e le generazioni a venire.

* Da "Energie Nove" - novembre 1918

         

                 

Commenti

  1. Il pensiero libero viene punito anche oggi:guai a dire che alcuni dittatori che comandano in questo mondo siano dei mascalzoni.
    Gobetti vedeva tutto,anche l'opportunismo dei suoi contemporanei,con chiarezza e modernità per questo è stato eliminato dal sistema autoritario allora vigente.

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  2. Fa piacere constatare, dall' esame della rassegna stampa di questi giorni, che le più importanti testate nazionali abbiano dedicato ampio spazio alla figura, al pensiero e all' opera di Piero Gobetti. Egli aborriva quel servilismo, tipico anche di certi politici nostrani, ca paci opportunisticame di "tenere i piedi anche dentro quattro scarpe" pur di tenersi a galla e stare, alla fine della giostra, dalla parte del più forte. Di sicuro Gobetti era un uomo coraggioso che non avrebbe esitato a chiamare i tiranni col loro nome anche ai nostri tempi e indipendentemente dal colore politico. Detestava sicuramente la tendenza, tipica dei nostri giorni, a delegare il potere a "uomini soli al comando" per liberarsi da ogni responsabilità. Questo perché il concetto di responsabilità, assieme a quello di partecipazione consapevole e fattiva, era il fulcro del suo pensiero. Non piaceva e non piace ai dogmatici, ai servi del potere e agli opportunisti. Costituisce invece un lume e una guida per chi ancora crede in una società razionale, dialogante e fondamentalmente libera. Mai schiava della demagogia e del pregiudizio.

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  3. In effetti ogni sistema applicato in modo "integrale" ha le sue pecche. Ricordo che quando ero giovane a scuola studiavamo che in Italia c'era un sistema "misto" (capitalismo, ma con alcuni elementi del socialismo tramite una presenza forte dello Stato in settori strategici e anche nell'economia di mercato tramite le allora aziende statali quali Eni, la scomparsa IRI e altro).
    Ecco, mi pare che questa "presenza forte" dello Stato stia scomparendo sempre di più, e francamente mi spaventerebbe non poco vivere in un sistema solo capitalistico all'americana.

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    1. La tua preoccupazione è pienamente condivisibile. La nostra Costituzione realizzava un equo contemperamento fra diritti della persona e esigenze dell' economia stabilendo, peraltro, una gerarchia in cui la salute, la sicurezza è, più in generale, il diritto ad una esistenza libera e dignitosa prevalevano su ogni altra cosa. Il tutto accompagnato dalla garanzia della separazione dei poteri. Oggi questi valori sono messi in discussione e noi siamo chiamati ad impegnarci per salvaguardarli.

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  4. Bellissimo questo tuo ricordo dedicato a Gobetti. Era giovanissimo e con le idee molto chiare. Grazie Fabio, buona domenica.

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    1. Un esempio per i giovani di tutte le generazioni. Una spina nel fianco per quel fascismo che, ancor oggi, vorrebbe sostenere che l' antifascismo sia un fatto che riguarda solamente la sinistra comunista. Il fatto è che l' antifascismo (così come la Resistenza) furono il risultato dell' opposizione di una pluralità di forze politiche e settori sociali. Non solo comunisti e proletari, ma anche liberali, repubblicani, cattolici e socialisti. Questo perché, da qualunque lato lo si possa guardare, il fascismo si pone come fenomeno negativo. Per dirla con le parole di Piero Gobetti fu " la sintesi di tutte le antitesi."

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  5. A cent’anni dalla morte di Piero Gobetti, la sua voce resta un richiamo limpido alla libertà come responsabilità e alla partecipazione come dovere morale.
    Il suo esempio, giovane e coraggioso, ci ricorda che non esiste momento inopportuno per impegnarsi con coscienza e spirito critico.
    Cari saluti

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    1. Ci ha insegnato che non esistono strade facili. Che la vita richiede dedizione, impegno e, quando necessario, sacrificio.Che la difficoltà va affronta con coraggio ma anche con quell' entusiasmo che è proprio di chi è consapevole di lottare per una causa giusta.

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  6. Non conoscevo la storia di questo ragazzo, ma da quello che leggo non abbiamo imparato niente... ci sono ancora oggi persone che butterebbero il latte sulle rotaie pur di non darlo ai bambini istriani che fuggono da una strage, per dire che le persone che non sanno distinguere il bene e il male non è importante se stiano a destra o a sinistra.

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    1. La violenza unita all' odio cieco accompagna ogni forma di regime autoritario. Anche un dibattito politico astioso e oltremodo aggressivo è sintomo di una situazione che va degenerando. La politica dovrebbe basarsi sull 'impegno, la partecipazione responsabile e un confronto sempre pacato. Purtroppo c'è sempre chi cerca la prevaricazione . Perciò si ricade in quegli errori storici di cui spesso ci lamentiamo. Quando però si percepiscono questi pericoli è doveroso opporsi e difendere quei diritti e quelle posizioni tanto faticosamente conquistate dai nostri padri.

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  7. Penso che il male non abbia colore o appartenenza locale. La violenza, l'arroganza, la prepotenza sono il cancro di ogni società e portano l'essere cosidetto umano a ogni sorta di meschinità verso il prossimo. Nere o rosse le dittature sono coercitive, limitative e frustranti e ogni singola persona che trova il coraggio di opporsi, per me è sempre un eroe, come lo è il protagonista di questo tuo interessante post e come sono eroici tanti popoli moderni in questo mondo devastato e ontraggiato dalle guerre. Ciao Fabio un saluto e un sorriso per allegerire.

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    1. Le dittature, sempre accompagnate da violenza, arroganza e prepotenza vanno combattute ed è sempre opportuno stare in guardia. Riconoscere i sintomi di ogni possibile ricaduta e intervenire prima che sia troppo tardi. Gli attacchi verso paesi colpevoli solo di voler affermare il diritto alla propria autodeterminazione, come la Palestina e l'Ucraina sono la prova dei progetti egemonici posti in essere dagli occupanti. Allo stesso modo, i tentativi di smantellamento delle costituzioni democratiche e l' attacco al "principio della separazione dei poteri" sono il chiaro segno di un grave pericolo per la democrazia. Occorre sempre accorgersene in tempo ed impegnarsi per evitare di cadere negli errori del passato. Per dirla con Brecht:"Sventurata la terra che ha bisogno di eroi!"

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    1. Piero Gobetti fu uomo colto e dal temperamento mite. Combattè il fascismo con le armi che son proprie della cultura. Fu giornalista ed editore e, a causa del suo impegno politico, Mussolini chiese ai suoi scherani di "rendergli la vita difficile". Perciò, fu più volte malmenato dagli squadristi e ridotto in tale stato di debolezza da cagionarne la morte. Come si è detto, Gobetti era un giovane mite che mai aveva arrecato male ad alcuno. Subì in compenso quella cieca violenza del regime fascista della quale ancora, anche chi copre rilevanti funzioni istituzionali, stenta a fare ammenda.

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