Ricorre oggi il centenario della morte dell' intellettuale antifascista Piero Gobetti. La sua vita fu breve, ma sin dall' adolescenza egli manifestò una maturità di pensiero e una visione politica decisamente fuori dal comune. Non so quanto sia grande la sua fama in tempi come i nostri, così dediti all'abbandono e all'indifferenza. Di fatto, proprio per il suo giovanile impegno, egli dovrebbe costituire per tutti un esempio e un invito alla partecipazione sociale e politica:
«Vorremmo portare una fresca onda di spiritualità nella gretta cultura d’oggi, suscitare movimenti nuovi d’idee, recare alla società, alla patria, le aspirazioni e il pensiero nostro di giovani… A chi ci ricordi difficoltà e momento inopportuno, rispondiamo che non c’è mai momento inopportuno per lavorare seriamente… Gli ostacoli si superano: esistono solo in quanto si superino… Senza il dolce fascino delle difficoltà … non avremmo forse neppure tentato ciò che tentiamo».*
Questa era l' esortazione che il giovane Gobetti (all' epoca aveva solo diciassette anni) rivolgeva ai suoi contemporanei.
Egli fu un attento osservatore della politica e della società del suo tempo. Fra le altre cose, aveva pienamente compreso i limiti dei sistemi dominanti nella scena politica novecentesca. Si oppose con fermezza al fascismo, ma si mostrò sempre critico anche nei confronti del comunismo e del capitalismo, dei quali evidenziò i limiti intrinseci. Criticava il comunismo perché poneva la libertà in secondo piano rispetto all' eguaglianza, considerandola come una mera eventualità futura e non come valore immediato ed essenziale. Poneva una severa critica nei confronti del capitalismo, per il fatto che esso considerava la libertà come privilegio e giustificava l’ingiustizia come dazio da pagare ai fini dell' efficienza del sistema. In tal modo, entrambi i modelli finivano per negare ciò che ogni democrazia deve necessariamente garantire. Vale a dire: il dovere, da parte di chi esercita il potere, di rendere conto delle proprie azioni, ma anche la responsabilità morale dei cittadini per ogni scelta e comportamento rilevante nell' ambito della società. In sostanza, Gobetti teorizzava una giustizia sociale non condizionata da strumentali forme di servitù e una libertà autentica, non avvelenata da qualsiasi forma di sfruttamento nei confronti dei più deboli. Il messaggio che Piero Gobetti ci ha lasciato è sicuramente un'esortazione alla partecipazione, al confronto, all'impegno e alla responsabilità. In un'ottica di libertà da ogni ideologia e sistema preconfezionato e non opportunamente verificato. Proprio per queste sue posizioni fu perseguitato dal fascismo e subì la violenza del regime che, di fatto, lo condusse alla morte. Per altro verso, a causa del suo dichiarato antidogmatismo, fu lasciato solo. Morì in giovane età. Ma la sua vita, dedicata con profondo impegno alla riflessione e alla partecipazione sociale e politica, si pone come modello virtuoso da seguire. Per noi e le generazioni a venire.
* Da "Energie Nove" - novembre 1918

Il pensiero libero viene punito anche oggi:guai a dire che alcuni dittatori che comandano in questo mondo siano dei mascalzoni.
RispondiEliminaGobetti vedeva tutto,anche l'opportunismo dei suoi contemporanei,con chiarezza e modernità per questo è stato eliminato dal sistema autoritario allora vigente.