Non esiste in assoluto una storia che sia più affascinante d'ogni altra. Esistono storie più o meno avvincenti o interessanti. Tutto è legato al nostro gusto e alle nostre passioni. Perciò, quella che è per me la storia più bella mai raccontata, di certo, non riscuoterà unanime consenso. Vi dico però che l'opera letteraria che prediligo è l'Odissea. L' antico poema omerico, che narra di come l'astuto Odisseo, dopo dieci anni di guerra sotto le mura di Troia e altrettanti trascorsi fra avventure e peregrinazioni, scampato all'ira del divino Poseidone, riesca finalmente a tornare nella "petrosa Itaca" e a riabbracciare la moglie Penelope e il figlio Telemaco. La trama, bene o male, la conosciamo tutti, ma quel che appassiona veramente è lo spirito del suo protagonista. Omero definisce Odisseo come l'uomo "dal multiforme ingegno". Egli non è infatti solamente l'astuto eroe che, ricorrendo allo stratagemma del cavallo di legno pieno di soldati, espugnò la città di Troia, ma un essere umano con tutti quei punti di forza e di debolezza che ognuno di noi, in tutto o in parte, può ritrovare in sé stesso. Personalmente, condivido pienamente la descrizione fattane da Luciano De Crescenzo (1928-2019), autore di una versione divulgativa e umoristica dell'opera omerica*. Odisseo, infatti era un uomo coraggioso, amante dell'avventura, attaccato alla famiglia ma, allo stesso tempo "traditore, curioso, imbroglione, astuto, farabutto, intelligente." A differenza di tanti, ammalati di protagonismo, egli preferiva esser chiamato "Nessuno" e raggiungere i suoi fini passando inosservato. In poche parole era tutto fuorché uno stupido e, se nell'Odissea riconosciamo, fra le altre cose, l'esistenza della stoltezza e della vacua presunzione per certo non le troveremo mai nel suo protagonista principale. Aldilà d'ogni avventura e d'ogni vicissitudine in cui incappa il nostro eroe, l'Odissea piace proprio per il suo immenso campionario di caratteri umani di cui si ammantano non solo i mortali ma anche le divinità che, nel corso del poema, cercano, con mezzi non sempre leali, di influenzare la vita degli uomini e, nella fattispecie, di Odisseo. E' una storia in cui l'ingegno, l'astuzia e il coraggio, abbinati ad una buona dose di senso morale, prevalgono sugli intrighi, i soprusi, l'invidia umana e la voglia di occupare posizioni che non sono proprie. Cosa questa che, purtroppo, nella realtà, non sempre succede. C'è una nemesi nel finale della storia perché Odisseo libera con la forza la propria reggia dall' odiosa occupazione dei Proci. Ciò perché, quando ci si trova dinnanzi ai soprusi dei prepotenti, è necessario difendersi. Proprio come succede ad un paese che subisca l' ostilità e l' aggressione da parte di un esercito straniero. Vien da pensare, leggendo l' Odissea, che quest' opera non sia altro che l' allegoria se non addirittura lo specchio della storia. L'immagine di tutti quei vizi, contrasti e contraddizioni che noi esseri umani ci portiamo dietro dall'antichità. Della necessità di reagire alla sorte avversa e di non farsi sopraffare dagli altri uomini e da ogni sorta di evento. Di queste cose, in fondo, parlano tanti romanzi, racconti e poesie. Ma a me sembra che l' Odissea descriva tutto ciò con lo straordinario potere di quel "pensiero mitopoietico" che ci pone nella condizione di riflettere sulla caducità del nostro essere e la necessità di lottare per la nostra sopravvivenza. Senza dar mai per scontati quei diritti, quelle posizioni e quelle conquiste che, anche a costo di pesanti sacrifici, dobbiamo difendere ogni giorno con razionalità, impegno ed estrema decisione.
*) "Nessuno" ovvero "L' Odissea raccontata ai lettori d'oggi - 1997.
Nell' immagine introduttiva: Riproduzione ad acquarello su carta del "Vaso delle Sirene", realizzata dall' autore del blog.

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