Maggio copre i prati di papaveri rossi. Illumina il cielo d'azzurro. Alimenta, con la sua luce l' entusiasmo dei nostri cuori che intravedono i primi chiari segni della bella stagione. Sentiamo il desiderio di uscire e la gioia delle feste campestri. I primi tepori ci avvolgono e il nostro sguardo è rapito dal sole che brilla sul mare. Increspato da fresche e maliziose correnti. Talvolta il cielo s'adombra, mitigando le nostre speranze. Non è ancora estate anche se i nostri sogni, ormai, ci portano davvero lontano.
La foto che introduce questo post rappresenta una caratteristica "tracca" trainata da un giogo di buoi, nel corso della sfilata in costume tradizionale sardo che si svolge a Cagliari nella giornata del Primo Maggio, in occasione della Sagra di Sant'Efisio.
- E' la giornata più solenne di Cagliari - sostiene il canonico Giovanni Spano, nella sua guida della città pubblicata nel 1861 - ed è una festa vera, popolare, intervenendovi gli abitanti del Campidano e di altri lontani villaggi. Questa festa ebbe origine dalla peste sviluppata in Sardegna nel 1652, e durata sino al 1656, cessata in Cagliari mediante l'intercessione del Santo: il Municipio Cagliaritano fece voto di portare annualmente a Pula il simulacro del Santo per celebrare la festa del tre di maggio. Il vicerè destinava un Consigliere di città per sopravvedere alla festa nella qualità di Alternos. Oggi il Municipio vi manda un Consigliere come delegato. Questo nell'andata a Pula e nel dopopranzo del quattro accompagna il Santo unitamente al Guardiano capo della Confraternita con molti altri confratelli tutti a cavallo.-
Quel che colpisce sono i ritmi della Sagra. Si osserva un crescendo di misticismo e sacralità e, a mano a mano che la processione avanza, il colore e l'allegria dei canti si rendono più discreti e cedono il passo alla devota preghiera dei membri della confraternita. A mezzogiorno suonano le campane e la gioia esplode quando il cocchio dorato di Sant'Efisio, trainato da un giogo di buoi, fa la sua apparizione. Avanza piano tra la folla che inizia a defluire e, mentre il carro si allontana, ripenso ai tempi della mia infanzia. Ore d'attesa sotto il sole cocente, i costumi variopinti e fastosi, impreziositi da gioielli e ricami. Spesso anche austeri e semplici. Quasi a sottolineare il carattere prettamente religioso dell'evento. La vana speranza di ricevere un dolce dalle signore sedute sulle "traccas" e i fuochi d'artificio alla sera nella darsena portuale. In età adulta rimane il mistero dell'antichità, il senso della tradizione che si rinnova. La primavera avanzata e quel caldo sole che ci fa già sognare l'estate.
Foto realizzate dall' autore del blog.


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