Esportar la democrazia massacrando

 


C'è in questo mondo chi si riempie la bocca di pace. Chi dice d' aver risolto tante guerre. Chi, sfruttando gli spazi lasciati colpevolmente vuoti dalle diplomazie internazionali, dice di voler cambiare i regimi facendo ricorso alla guerra. Mentre tutti sanno che, quando un tiranno o un autarca scatena un conflitto, lo fa solo per tutelare i propri interessi, celare gli scandali in cui è coinvolto e le conseguenti debolezze interne. Dicono questi individui che "massacreranno" gli avversari e, infatti, per liberare un popolo uccidono centinaia di studentesse in una scuola e chissà quante altre persone nelle loro case. Che fanno tutto questo per"esportare la democrazia" mentre, di fatto, seminano vento facendo raccogliere agli altri la tempesta che segue alle loro malefatte. Di certo, queste persone che, a volte, pretendono persino il Premio Nobel per la Pace, non sembrano affatto migliori del male che dicono di voler combattere! Perciò Trilussa, che di umana ipocrisia se ne intendeva,  ha scritto, tanti anni fa,  una poesia che sembra calzare a pennello anche a certi loschi figuri che circolano, ancor oggi, in questo disastrato nostro mondo.


"A Casa de la Pace"

A l'entrata der cancello

der Palazzo de la Pace

cianno messo un campanello

foderato de bambace,

fatto in modo che chi sona

nun disturbi la padrona.


Sur cancello, sempre chiuso,

c'è un su e giù d'ambasciatori

che se guardeno sur muso

perché resteno de fôri,

mentre ognuno cerca e spera

de convince la portiera.


— Io ciavrebbe un ber proggetto...

— Io ciavrebbe una proposta...

— Sora spósa, c' è un bijetto...

— Sora spósa, c'è risposta...

— Sora spósa, fate presto,

dite quello... dite questo... —


Ma la vecchia, che per pratica

poco crede a l'ambasciate,

con un'aria dipromatica

dice a tutti: — Ripassate.

Nun me pare che sia l'ora

de parlà co' la signora.


Sì, capisco, séte voi

che l'avete mantenuta:

ma la Pace, d'ora in poi,

è decisa e risoluta

de nun sta' co' le persone

che j'abbruceno er pajone


D'ora in poi sarà l'amica

de chi campa onestamente

cór lavoro e la fatica,

ma nun più de quela gente

che je pianta a la sordina

un pugnale ne la schina.


Nella foto introduttiva: "Carrettate  per il cimitero" Acquaforte e acquatinta di Francisco Goya.


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